Il ceto medio sudamericano sempre piu’ alla ricerca del Made in Italy
Lunedì 26 Marzo 2012 ore 18:30
Shenker Culture Club, Piazza di Spagna 66, Roma
Presentazione del libro Luxo For All di Roberto Panzarani, Josè Luiz Tejon e Victor Megido appena uscito in Brasile per EDITORA GENTE di San Paolo.
Lezione di Roberto Panzarani, Presidente Studio Panzarani & Associates
Intervista a Pierfranco Malizia, Docente LUMSA Roma
Introduzione a cura di
Barbara Santoro, Presidente Shenker
Gianluca Bocchi, Filosofo, docente, coordinatore organizzativo e responsabile delle relazioni internazionali del CERCO (Centro di Ricerca sulla Complessità), il centro d’eccellenza promosso dall’Università di Bergamo sui temi dell’epistemiologia, dell’antropologia, e delle scienze della complessità
La partecipazione è libera, è necessario preregistrarsi scrivendo a ombretta.orlandini@shenker.com
Intervista di Ustation a Fabrizio Maimone su gestione della conoscenza e Web 2.0 (non solo) nel contesto aziendale a commento del varo della community Knowledge Factory
Clicca qui per leggere l’articolo e ascoltare l’intervista
Abstract
Le ultime tendenze nell’investimento di risorse da parte della maggior parte delle aziende italiane ed internazionali portano ad uno spostamento di capitali, energie e strategie di business verso l’estero. Questa concentrazione di risorse e l’impegno assunto nell’investire all’estero, si scontra, o meglio “interagisce”, con le diverse culture presenti nei contesti di riferimento. Gli studi relativi alla cultura aziendale ed alla sua “imposizione” nel campo del business sono effettivamente numerosi: ma, l’obiettivo che questa analisi si pone è riflettere su quelle relazioni a livello comunicativo che vengono a crearsi nel momento in cui un’azienda decide di espandersi all’estero, attraverso filiali (nel caso delle istituzioni bancarie) o sedi (nel caso delle aziende che espandono il loro mercato o effettuano semplicemente la produzione in altri Paesi). Quali strategie vengono ideate dalla casa madre per affrontare le dinamiche comunicative internazionali?
Ulteriore scopo di questa ricerca è un approfondimento sugli strumenti specifici per la gestione e la valorizzazione delle diversità, in particolare le nuove tecnologie e i nuovi media, forme di comunicazione interna attraverso strumenti web che apportano un valore inaspettato soprattutto nelle aziende a carattere multiculturale, dai più tradizionali forum ed aree di discussione ai più recenti blog, wiki e social network.
Perché il cross-cultural management rappresenta una strategia?
Per ottenere una comunicazione interculturale efficace bisogna imparare a gestire le differenze in modo flessibile e sensato. Lo studio sulla comunicazione interculturale è lo studio delle diversità che realmente “fanno la differenza” in ambienti multiculturali. Fare comunicazione interculturale significa anche acquisire gli strumenti e le capacità giuste per gestire queste differenze in modo creativo. Nella società moderna è inevitabile avere continui contatti con persone culturalmente differenti: ogni “contatto interculturale” può determinare contrasti e conflitti identitari, dovuti a caratteristiche che nell’altro riconosciamo essere totalmente differenti. Ma è attraverso il confronto con l’altro che riconosciamo noi stessi, che ci interroghiamo sui nostri modi di pensare e comportarci. La comunicazione interculturale arricchisce la nostra capacità di comprensione di una serie di concetti e significati differenti, che appartengono a persone culturalmente diverse da noi: ecco perché essa richiede pazienza, impegno e continua pratica.
La diversità all’interno delle organizzazioni trans-locali rappresenta opportunità di sfida sia per gli individui che per le organizzazioni stesse. Per sfruttare queste opportunità, gli individui e le aziende che sono all’avanguardia nella gestione della diversità, si ritrovano a dover sfidare il mercato come dei veri leader globali. L’organizzazione multiculturale deve essere in grado di gestire in maniera sinergica le differenze culturali, cercando un giusto approccio fra di esse: essa riuscirà così a trasformare la differenza in una risorsa di sviluppo organizzativo e valorizzazione della dimensione umana. L’obiettivo principale è assicurare un valore aggiunto all’azienda: infatti, in un’era in cui flessibilità e creatività sono le chiavi per affrontare al meglio la competitività, la gestione della diversità può realmente divenire un vantaggio per quelle organizzazioni che devono adattarsi alle nuove esigenze del mercato globale. La diversità diventa così strategia e strumento vincente per l’azienda.
Le strategie per favorire il cross-cultural management
Il processo di comunicazione interculturale, soprattutto all’interno di contesti organizzativi multiculturali, è reso problematico da numerosi fattori quali il pregiudizio, la discriminazione, l’etnocentrismo, gli stereotipi, la lingua e i codici comunicativi, i valori, le cedenze e le aspettative. Tutti fattori legati indissolubilmente alla cultura di ciascun popolo. Tali conflitti potrebbero essere efficacemente superati solo attraverso un dialogo interculturale, collaborativo e interattivo attraverso cui i soggetti si confrontano, abbassano le proprie barriere difensive, si mettono in ascolto e cercano di comprendere e accogliere le altrui diversità. In questi casi un ruolo centrale è svolto da efficaci pratiche comunicative e formative che favoriscono lo sviluppo della multiculturalità nei contesti organizzativi e che facilitano il superamento delle cosiddette “universal barriers”.
La formazione interculturale è concepita come un modo per identificarsi con la propria comunità culturale di appartenenza e dar vita ad una sorta di “interdipendenza” fra quest’ultima e le altre innumerevoli comunità culturali esistenti: per dar vita ad una cultura che sia capace di riflettersi nelle altre, è necessario dunque acquisire know how e skills giusti per interagire con gruppi sociali, culturali, etnici e linguistici diversi. A tal proposito le organizzazioni si affidano a strumenti di formazione interculturale che favoriscano una giusta e corretta interazione all’interno del proprio staff multiculturale.
La comunicazione interculturale viene favorita e gestita attraverso l’uso di innumerevoli strumenti, sempre più globali e innovativi quali workshop, tutoring, mentoring, focus group, oppure booklet, newsletter, ed infine business e web tv, intranet.
Cross-cultural management: alcuni casi di successo
Le aziende che vogliono aprirsi ad una prospettiva transnazionale, devono sapersi fondere col contesto esterno, sempre cangiante, complesso e dinamico ma riuscire a preservare e conservare un po’ di quella diversità che risulta essere un vantaggio competitivo per le stesse aziende e per la società intera.
Di seguito un’analisi generale di alcuni contesti organizzativi in cui la multiculturalità, la comunicazione e la formazione interculturale svolgono in qualche modo un ruolo essenziale ai fini del successo della stessa azienda. Alcune delle organizzazioni prese in esame infatti attribuiscono al Diversity Management un peso strategico, utile per affrontare un mercato globale sempre più differenziato, dove il confronto e la condivisione interculturale risultano all’ordine del giorno. Concetti come integrazione e internazionalizzazione della cultura sono alla base dell’azione aziendale: la cultura stessa diventa driver strategico. La particolarità di suddetti contesti aziendali è il proprio essere “glocal”, trovando il giusto equilibrio tra esigenze di internazionalizzazione e necessità di rapportarsi col tessuto locale. La giusta considerazione della diversità e l’efficacia della comunicazione interculturale sono quindi considerate valori e competenze che lo staff aziendale deve necessariamente possedere, ad ogni livello. A tal proposito, la comunicazione interculturale viene tradotta come “comunicazione vincente”. Gli strumenti di formazione interculturale sono rivolti per lo più ai leader aziendali per educarli alla realtà multiculturale della propria azienda. Si va dagli strumenti più tradizionali a quelli elettronici legati allo sviluppo incessante della tecnologia e dei nuovi media, a quelli di formazione internazionale come gli overseas placement, i programmi internazionali, le iniziative che avvicinano i dipendenti alle realtà locali di riferimento. Le strategie formative adottate devono sempre tener ben presente la necessità di localizzazione e l’esigenza di globalità dell’azienda.
Strumenti e nuovi media
Attualmente nel campo della comunicazione interculturale gli strumenti informatici rivestono un ruolo fondamentale e innovativo. L’informatizzazione come strumento di sviluppo della comunicazione interculturale ha raggiunto notevoli traguardi negli ultimi anni e sembra un fenomeno destinato ad evolversi, essendo la cultura un insieme dei singoli atti relativi ad una comunità di persone con moltissime sfaccettature, schemi mentali e percezioni. Nell’ambito della globalizzazione e quindi delle dinamiche economico-culturali che vengono a crearsi, la tecnologia svolge un ruolo fondamentale. In particolare in campo aziendale il cyberspazio è stato spesso sfruttato per la commercializzazione dei prodotti e la fidelizzazione del cliente. Ciò che andiamo ad analizzare è l’impatto che la tecnologia, unita alle diverse culture, può avere a livello organizzativo-aziendale.
Le forze della globalizzazione spingono organizzazioni, aziende e comunità a rivedere gli strumenti che meglio si adattano alle loro strategie in ambito comunicativo, passando alla completa informatizzazione, che modifica inevitabilmente la natura stessa della comunicazione interculturale.
E’ opportuno ricordare che questo processo non è una mera imposizione della società o del mercato, ma costituisce un’opportunità di valore nella gestione di quelle caratteristiche particolari che possono offrire un vantaggio all’attività aziendale. È possibile quindi anche attraverso i nuovi strumenti informatici creare un ambiente di conoscenza e incontro tra culture, dove i tratti sensibili e particolari di ogni comunità possano essere conosciuti e condivisi. I nuovi mezzi informatici permettono a coloro che sono esterni alla cultura in questione, di apprenderne i valori e le consuetudini, la religione, le tradizioni e la storia, senza alcun filtro, attraverso un’informazione diretta (a differenza di quella dei media tradizionali). A tal proposito, le aziende multinazionali svolgono un ruolo essenziale in quanto esse si insediano all’estero ed entrano a far parte di quel circolo di “cultura globale” che va al di la dei confini nazionali e geografici e che si basa principalmente su un sistema di valori condivisi.
L’aumento del numero di aziende ed istituzioni che si rivolgono all’estero per la loro attività, ha portato il tema dei nuovi media nella comunicazione interculturale da un livello interpersonale di comunicazione ad uno più ampio, aziendale, sociale, cooperativo. Essi rappresentano infatti uno strumento eccezionale per la gestione e lo sviluppo della comunicazione interculturale: sono maggiormente attraenti, pratici, veloci e “di moda”, pertanto invogliano gli utenti ad utilizzarli.
Esiste un insieme di social network, YouthNet, utilizzato come strumento di comunicazione tra i componenti di organizzazioni mondiali per la discussione di tematiche quali l’HIV e l’AIDS, il cambiamento climatico, etc. Ogni network è dotato di strumenti che facilitano la collaborazione ed il lavoro di gruppo. Il software è dedicato a quelle aree con scarsa connettività, e facilita i network regionali incoraggiando gli utenti a condividere lavori e contenuti. È stato ampiamente dimostrato che i social network sono in grado di abbattere barriere conoscitive e culturali, dato il loro elevato grado di globalità. Una ricerca[1] effettuata negli Stati Uniti ha individuato la presenza di numerosi gruppi del famoso portale Facebook, dedicati agli studenti dei college che appartengono ad etnie diverse da quella americana e che spesso incontrano difficoltà ad inserirsi nell’ambiente universitario. L’idea è legata alla possibile creazione di una rete nella quale gli studenti di varie culture possano condividere esperienze e aiutarsi a vicenda nell’integrazione. I comitati universitari hanno appoggiato l’iniziativa, in quanto queste tipologie di gruppi non solo promuovono le competenze multiculturali come empatia, leadership e risoluzione dei conflitti, ma supportano anche l’incorporazione di tecnologie in grado di fornire strumenti di valore agli studenti. Juanita McGowan, del Dipartimento della Diversità e Docente nel College of Arts and Sciences afferma quanto segue: “Abbiamo individuato in questi gruppi di Facebook, l’opportunità di lavorare con studenti all’interno del loro network sociale e trattare argomenti come le sfide multiculturali e le esperienze trasmesse dalle nuove tecnologie” [2]. Il successo dell’iniziativa ci porta a pensare che una situazione di questo tipo sarebbe un valore aggiunto anche nelle aziende e nelle organizzazioni e contribuirebbe senz’altro a facilitare l’incontro tra culture a livello nazionale e internazionale, sia in ambienti totalmente multiculturali che in situazioni di “incontro” tra due culture.
Anche Twitter, in qualità di new media, svolge soprattutto all’estero un’importante funzione nelle aziende a carattere multiculturale e che hanno sedi oltre confine. Forse più di Facebook viene utilizzato per la gestione di meccanismi informali aziendali a livello culturale. In Italia la situazione non è semplice in quanto i media in questione, soprattutto Twitter, non vengono utilizzati per questi propositi. Sarebbe opportuno dunque impostare delle strategie informali per sfruttare al massimo questo potenziale tecnologico.
Wiki, inteso come strumento di creazione di conoscenza nonché di condivisione e valorizzazione di caratteristiche culturali distinte, è uno strumento web che può essere modificato o aggiornato dai suoi utilizzatori ed i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che vi hanno accesso. Un caso rappresentativo è l’UNICEF che ha creato al suo interno un sistema wiki chiamato Uniwiki, con il proposito di mettere in contatto tutte le persone dell’organizzazione. In questa piattaforma wiki si concentrano conoscenze diversificate su scala mondiale, a tutti i livelli, e si verifica un proficuo scambio interculturale basato sulle caratteristiche personali degli utenti. La piattaforma wiki acquista maggiormente valore se, come in questo caso, viene sviluppata in maniera semplice ed immediata per tutte le tipologie di utenti, anche per coloro che si sentono poco vicini alle nuovissime tecnologie.
Notevole è stato finora l’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione diretta multimediale, quali Skype e simili. A proposito di questo tipo di software che connette telefonicamente, visivamente ed elettronicamente persone presenti nell’etere, è stato individuato un utilizzo dello stesso a livello aziendale per lo scambio di informazioni e conoscenze. In un caso il software Skype veniva utilizzato da una ditta di disegni e progetti dei Paesi Baschi per mostrare illustrazioni ed esecuzione degli stessi a collaboratori, clienti e manager, senza invio diretto dei materiali. L’importanza che questo mezzo può assumere in prospettiva di comunicazione interculturale è esponenziale, in quanto le difficoltà legate a quelle parti del discorso e della comunicazione che riguardano la sfera del non verbale verrebbero superate, con ovvio riferimento alla comunicazione interculturale, nella quale questi elementi sono imprescindibili.
L’obiettivo di questo lavoro è di presentare le attuali tendenze organizzative riferite agli strumenti di comunicazione e formazione interculturale maggiormente utilizzati e “sfruttati” per fare business. Ciò che si deduce da questa analisi è che la chiave per un’effettiva gestione della diversità in azienda è la conoscenza: conoscere, comprendere, adattarsi, preservare, incorporare gli altrui valori in modo da potersi rapportare con essi nel modo più efficace possibile. Sicuramente non tutti i casi aziendali sopra esposti realizzano in pieno l’importanza del cross-cultural management che spesso viene considerato come una necessità, dettata dalle nuove regole del mercato, piuttosto che come un valore aggiunto per l’azienda stessa. A tal proposito è importante utilizzare la formazione per sviluppare nuove “competenze culturali” a tutti i livelli aziendali, evitando il rischio di fermarsi a quegli stereotipi e pregiudizi radicati a livello quasi globale.
L’intenzione è quella di aprire un dibattito, o almeno stuzzicare un po’ l’interesse di quanti credono fermamente che la “conoscenza interculturale” sia fenomeno essenziale nella vita di un’azienda. A tal proposito è importante riflettere anche sulla presenza dei nuovi media, sullo sviluppo di tecnologie sempre più innovative che, se da una parte eliminano le distanze geografiche e rendono la comunicazione più fluida, dall’altra la rendono meno interpersonale e più aziendale.
Le tecnologie Web 2.0 hanno ottenuto notevoli consensi negli ultimi mesi, sia per la loro efficacia sul mercato nell’ambito esterno alle aziende (e-commerce, assistenza clienti, etc.) sia per quanto riguarda lo sviluppo rapido dei prodotti, maggiori vendite, feedback dei clienti e giudizi positivi sulle tecnologie stesse come strumento di business. La nostra idea consiste nel proporre un più efficace utilizzo di questi mezzi informatici per instaurare un sistema di valorizzazione e gestione dei rapporti internazionali e soprattutto interculturali per quelle aziende, organizzazioni o enti che, per ragioni di business o cooperazione, hanno la necessità di confrontarsi con personale o collaboratori di cultura differente.
A tale proposito abbiamo illustrato alcuni esempi che mostrano il concreto utilizzo delle nuove tecnologie multimediali e web, dei nuovi media e dei sempre più diffusi social network, che nelle realtà maggiormente sviluppate hanno spesso contribuito a un miglioramento nella gestione della comunicazione interculturale e dell’incontro tra culture. La creazione di ambienti multimediali condivisi, attraverso il connubio tra nuove tecnologie e strategie comunicative, darà un ulteriore impulso al miglioramento della realtà aziendale internazionale.
Maria Rosaria Nava e Vincenzo Pietropinto
[1] Elizaveta Zheganina (K-State Collegian ) “Facebook group helps multicultural students”, March 27, 2009.
[2] Ibidem.
Bibliografia
Guirdham M., “Communicating across cultures at work”, Palgrave, 2005.
Kumar Rajesh; Sethi Anand Kumar, “Fare affari in India. Guida per manager occidentali”, Etas 2007.
Zheganina E., “Facebook group helps multicultural students”, 2009.
Sitografia
http://www.kstatecollegian.com
Aristotle once wrote, “To learn is a natural pleasure, not confined to philosophers, but common to all men”. Nowadays, we strongly believe that people need strong technology skills to succeed in the world of work. This is the proof that the educational setting is more and more affected by the new technological means of communication, and that in the future we will be witnesses of a drastic change: a new technology-based instruction to enhance intercultural competencies among students and teachers across global and virtual teams.
With the increasing phenomenon of globalization, the “international networking” is continuously encouraging an “internationalization of education”: universities and schools need to keep up with cultural changes, trying to effectively adjust to them. As a consequence, “change” and “innovation” have become the new passwords for accessing and increasing intercultural understanding and knowledge within the educational setting. Among the important innovations we are assisting to, the new distance learning technologies are getting excellent outcomes, enabling students located thousands of miles apart to communicate and interact in a virtual classroom. It has become essential to educate, transfer the knowledge, transform and function effectively in a world characterized by closer and changeable relationships and borders. Students need to become “globally competent” in order to understand the world they live in and how they fit into it. This phenomenon can effectively occur by supporting the transmission of cross-cultural knowledge and information to students. Everything that occurs in the world involves communication, the act of sharing information. Schools and universities also represent a context where socialization, learning and communication processes, cross-cultural connections and learning differentiation occur. A key point is the understanding of different education approaches all around the world: for example, American students are taught competition, Chinese students are taught interdependence. Improving cross-cultural knowledge and understanding means to underline the idea that the way students in one culture learn may not be the way students of a different culture learn. The new technologies can provide a good way to bridge cultural differences and create collaboration.
Communication and culture permeates education, they are inseparably linked. Because the educational setting is an important intercultural setting and the new communication technologies are bringing about improved international and social relations, we think they are worth a deep study. Our question is: how to support students using information and communication technology to better understand intercultural differences?
We are aware that many scholars have also raised questions and improved the theory about intercultural communication. Researchers Selfe and Hawisher stated that, “the increasing presence of computers […] at schools have brought about dramatic changes in the ways people across the world create and respond to information. Today if U.S. students cannot write to the screen […], they will have difficulty functioning effectively as literate human beings in a growing numbers of social spheres. Today, the ability to write well […] plays an enormous role in determining whether students can participate and succeed in the life of school, work and community”. The scholar Chris Abbott argues that, “the notions of literacy are changing as a result of the use of Information and Communications Technology. ICT is changing communities and creating new and often virtual groupings. Geographical separation […] is becoming ever more marginalised and made less relevant by moves towards virtual communities, in which shared ideology is more important than occupation of the same physical space”. Based on this kind of research and many other in the same field and having analyzed similar cases, we aim to focus on practice proposing a case of innovative educational initiative through the connection of the new technology and the cross-cultural competence. A key word is “collaboration” made possible by the improvement of communication technologies, challenging the readers to a different political and cultural view.
The point is to effectively use the new technology 2.0 in order to react to distinctive national, ethnic and cultural contexts, and always consider the dimensions of language, values, beliefs, behaviors, without covering up these differences but rather trying to bridge them. It simplifies and aids communication.
Internet and the new age technologies are strongly linked to culture: they can make collaboration across the two cultures easier, and facilitate learning of partner’s culture making ventures and alliances more effective. Partners can share processes, projects, experiences and knowledge without eliminating their cultural differences but rather establishing mutual trust and confidence. Global teamwork mediated by the use of digital technology, can motivate people to develop cross-cultural communication, cultural exchanges and relations becoming more sensitive to the international context. Through the case-study we are about to present, we would like to underline the strategic role that the communication 2.0 plays in the cross-cultural relations. It is one of the main tools for encouraging intercultural competencies. During a workshop on “Using the Internet to advance your organization” taken in Princeton (USA), Anne Pauker Kreitzberg as lecturer at Wharton University stated that, “Technology changes how work is done. Web 2.0 changes the way relationships are forged online. To be successful on the web, you need a web 2.0 culture – a culture that embraces innovation, transparency, collaboration, open communication and user-generated content”.
The potential of web 2.0 is to attract new relationships, supporting users to a better and easier communication. It can create content and generate opinions to be shared all around the world: users have no limits but rather instant access to information and communication. Web 2.0 is about crossing boundaries, quickly and limitless. It has the power to create online communities and encourage distance learning and communication. An effective use of this new technology should avoid cultural clashes and misunderstandings taking into account elements such as sensitivity, identity, diversity, empathy, cooperation, competition, tolerance, ambiguity, listening, relational and learning style, motivation, visual and verbal preferences.
As Badrul H. Khan argued, “The web provides an opportunity to develop new learning experiences for students not possible previously. As a result, students from around the globe can enjoy equal access to the many learning resources available on the web”. The author wonders, “Will the world wide web make possible a breakthrough in cross-cultural communication and interaction in learning settings?”.
We would like to start from this question, introducing a case-study we have chosen to show the link between cross-cultural relations and the use of web 2.0, raising important questions about culture, politics and technology. As we said before, we would like to move from the theory to the practice of a real “cross-cultural web 2.0 technology”.
From theory to practice: the case of MEET, Middle East Education through Technology
What it is about
Middle East Education through Technology (MEET) is a programme developed by Massachusetts Institute of Technology, offering a model for intergroup interaction and conflict mitigation through education. MEET is a prime example of a community driving positive social and economic changes across the globe. MEET consists of a three-year programme divided into five-week intensive summer sessions focused on developing students technology, business and computer skills. It also works on their own yearlong project aimed at building on what they have learned during the sessions and reinforcing the need to work together despite the differences. MEET is special because increases students’ interest in technology through a process developed working together in a mutual respect and understanding climate, but very focused on real goals and projects. This project represents a pilot for future cooperation between Israelis and Palestinians through a common language supported by technology. MEET’s environment is highly competitive for the pursuit of excellence in technology and creative thinking. The program is oriented to create a long-term relationship between Israeli and Palestinian students, so that teachers can continue working throughout the year with their students, leading them to develop and complete their technological projects through dialogue and participation.
Owner
The owner of the programme is The Massachusetts Institute of Technology (MIT) a private research university located in Cambridge, Massachusetts. It is composed by five schools and one college, a total of 32 academic departments, with strong emphasis on scientific and technological research. Being a non-profit and non-political programme, MEET is supported by a prestigious network of business and academic leaders from the Middle East, the United States and Europe bringing together the academic and business worlds of the region, with the belief that partnerships can enhance a positive dialogue in the Middle East
The setting
All the courses are placed in Jerusalem. The city is physically divided in two sides by the West Bank separation barrier and a system of checkpoints and army positions in the occupied territories since Palestinian intifada in 2000. Because of this particular situation, MEET takes any possible measures to ensure instructors’ and students’ safety. In particular teachers are housed in a top quality residential area, near the Hebrew University and always travel in private MEET transportation with local staff.
Organization
MEET was founded in 2004 by a group of three young Israeli students and professionals from Massachusetts Institute of Technology: Anat Binur, a graduate student in Political Science, her brother, Yaron Binur, and Assaf Harlap, the one who first had the idea. Then two Palestinian friends, Abeer Hazboun and Sandra Ashhab joined the team and are all currently on the MEET executive board. The teachers of MEET programme are American instructors that are current or former MIT students chosen through a rigorous application process, and they maintain a student group at MIT during the school year which develops curriculum, recruits the next summer’s team of instructors, and promotes MEET on MIT campus. Moreover, each year the instructor team consists of a mix of new and former instructors. On the other hand yearlong teachers live all in Jerusalem or surrounding area and they are mostly university students or high tech specialists, all volunteers that are determined to support the project. The MEET curriculum is based on methodology developed from the MIT computer science and artificial intelligence laboratory and MIT’s Sloan School of Management. Politics is not part of the curriculum but it clearly affects students’ life and studies.
Users
MEET’s students are selected on average from 14 to 15 years of age, they all come from Israeli and Palestinian high schools in the area of Jerusalem (above all Mevaseret, Bethlehem, Beit Shemesh, and Ramallah), and undergo a rigorous selection procedure that tests proficiency in English (in fact, the whole programme is conducted in English), general knowledge and aptitude, motivation, and strong academic credentials. Moreover, they are also motivated in gaining computer skills and knowledge during the course because they know how much technology can play an important role in the world of today, and. The students enter the program in the summer after 9th grade and attend three summers of MEET, each year building on the skills and knowledge from the previous summers. The curriculum includes several projects, and the students work together on lab assignments from the beginning of the programme to the development of large software engineering projects that teams of students complete in the later summers. During the two intervening school years, students meet roughly once a week in small groups for lectures and smaller projects.
Purpose
MEET’s vision is to develop common ground between Israeli and Palestinian youth, providing a safe forum for them to meet and discover one another’s cultures, exploring similarities and differences, and connecting them through joint interests and opportunities, offering a dedicate platform for action beyond dialogue. Israelis and Palestinians live only a few miles apart, but their views of each other are largely based on media, propaganda and politics rather than personal interaction. Cross-cultural education has become increasingly common with growing awareness of the importance of the ethnic diversity within workgroups. MEET is performing an effort concentrated on putting together differences to realize added value projects. The principal idea is to move using a cross-cultural approach in order to gain competencies useful to reach the specific goals of the course and at the same time to improve empathy and exchange among students.
MEET has been created to facilitate a shared common ground through an innovative educational environment for high school students, in order to learn looking for any potential partnerships and collaborations in a joint common future. One of the organizers of the program, Assaf Arlap says that, “Growing up in the 1990s, I saw many peace programmes but we wanted something with more substantial content and focused on the long-term, not just bringing people together for two weeks.”
Conclusions
Meet has reached its purpose of bringing together Israelis and Palestinians through a very focus oriented programme of studies, overcoming territorial and religious differences and creating an exchange of experiences, competencies and ideas shared in a common field. The most important success is the establishment of a long-term relationship among the students that can represent a hope for future generation to cooperate together. Since 2003 the non-profit program has drawn acclaim for its initial success, and with broad MIT involvement, it has a bright future. Cross-cultural communication is the heart of the programme, and even in a context at high level of difficulty due to racial barriers and territorial division, it has been possible to build a network of shared interests and education, leading a project that besides commonality of ideas and backgrounds, offers high-quality technology knowledge. The whole program expresses the importance of establishing continuous cross-cultural relationships: this is the case of three cultures, American, Israeli and Palestinian trying to interact and cooperate through the development of an innovative and original educational programme despite all political, social and cultural mismatches. Even the contexts are different and the new age technology supports distance relations, communication and communities. This is the high potential of the Web 2.0 technologies: globalization and multiculturalism, even within the educational setting, are mutually influenced and strictly linked thanks to the new means of communication that contributes to cross-cultural interaction and cooperation among people.
Maria Rosaria Nava e Vincenzo Pietropinto
References
- Abbott C., ICT: changing education, Routledge, London , (2000).
- Badrul H. Khan, Web-based instruction, Educational Technology Publications, USA, (1997).
- Cooper P. J., Calloway-Thomas C., Simonds C. J., Intercultural communication. A text with readings, Pearson, USA, (2007).
- Devi S., Technology project crosses Jerusalem’s divide, Financial Times (2006).
- Selfe C. and Hawisher G., Literate lives in the information age, Lawrence Elbaum Associates, Inc., Publishers, NY, (2004).
- Samovar L. A., Porter R E., McDaniel E. R., Communication between cultures, Thomson, USA, (2007).
- Tully P. F., Cross-cultural issues affecting information technology use in logistics, in Proceedings Cultural Attitudes Towards Communication and Technology ’98, University of Sydney, Australia.
